Giovanni Bongiovanni
Tintura Madre
A cura di Isabella Vitale
1/9unosunove è lieta di annunciare Tintura Madre, la prima mostra personale di Giovanni Bongiovanni (Augusta, 2001) negli spazi storici di Palazzo Santacroce, a cura di Isabella Vitale.
Il progetto segue un percorso espositivo che, negli ultimi due anni, ha visto Bongiovanni protagonista di una serie di importanti appuntamenti fieristici insieme a 1/9unosunove, a Roma, Verona e Bologna. Una presenza che ha progressivamente attirato l’attenzione di curatori, collezionisti e operatori del sistema dell’arte, contribuendo a definire il profilo di una delle voci più promettenti della nuova pittura italiana.
Tintura Madre riunisce un corpus inedito di opere realizzate nel 2026 e offre per la prima volta un confronto organico con la ricerca più recente dell’artista. Il titolo è la chiave di accesso alla sua pittura: la tintura madre nasce dall’estrazione di foglie, fiori ed erbe raccolti nel loro periodo balsamico, quando raggiungono il massimo grado di vitalità. È in questa stessa soglia, tra crescita e trasformazione, che Bongiovanni colloca i propri personaggi: giovani figure sospese in un’età ancora incerta, prima che il loro mondo si definisca secondo le categorie e le convenzioni dell’età adulta.
Immersi in una natura rigogliosa e insieme inquieta, i protagonisti delle sue opere occupano una posizione ambigua. Sono alternativamente vittime e carnefici, attori e spettatori, osservati e osservatori. Intercettano lo sguardo di chi si trova dall’altra parte della tela come se fossero stati colti all’improvviso, nel mezzo di un rituale o di una scena privata. Eppure non si sottraggono: restituiscono quello sguardo con fierezza, assumendo una presenza quasi teatrale. La luce li isola e li fa emergere dalla profondità scura della vegetazione, mentre l’ambiente circostante sembra al tempo stesso proteggerli, trattenerli e minacciarli.
È proprio nella tensione tra appartenenza e estraneità, familiarità e perturbazione, che la pittura di Bongiovanni trova una delle sue caratteristiche più riconoscibili. I suoi personaggi abitano un futuro remoto e indefinito, come se si trovassero nel mezzo di un processo evolutivo in stato di attesa. Abiti, ornamenti, architetture e oggetti nascono dalla combinazione di materiali e riferimenti eterogenei: plastiche e pelli, erbe e tubi di gomma, fili di perle e frutti immaginari convivono in una logica di assemblaggio che sfugge alle gerarchie del mondo conosciuto.
Anche lo spazio risponde alla stessa regola. Le ambientazioni di Bongiovanni sembrano luoghi rituali nei quali sacro e profano si sovrappongono, dove oggetti frammentati vengono ricomposti in totem e sculture dalla funzione indecifrabile. Animali domestici e belve selvatiche condividono lo stesso territorio; elementi naturali e manufatti si contaminano; ciò che appartiene alla realtà e ciò che sembra provenire da un mondo inventato coesistono senza soluzione di continuità. Ne emerge una pittura costruita sulla contaminazione: un universo in cui ogni elemento sembra appartenere a un ordine diverso e, allo stesso tempo, trovare inaspettatamente il proprio spazio. La natura non è semplice sfondo, ma una forza attiva che avvolge i corpi, li nasconde e li espone; il corpo stesso diventa superficie di trasformazione, luogo in cui materiali, identità e forme possono continuamente ricombinarsi.
Tutte le opere di Tintura Madre sono state realizzate nel 2026 nello studio dell’artista, immerso nelle campagne della Sicilia, un paesaggio che costituisce da anni una fonte essenziale della sua ricerca. A conclusione del progetto espositivo, Giovanni Bongiovanni sarà inoltre protagonista di un periodo di soggiorno presso pianobi, lo spazio di residenza fondato da Isabella Vitale nel quartiere romano di Quadraro Vecchio.
